Le Officine del Racconto: il laboratorio di scrittura creativa dedicato al romanzo psicologico

Il 14 aprile presso la “Scuola di Città Giardino” si terrà la seconda Officina del Racconto, dedicata al romanzo psicologico e al ruolo dei segreti in letteratura.

Il romanzo psicologico rappresenta sicuramente una delle principali produzioni della letteratura novecentesca, tale da condizionare i metodi di scrittura e le analisi dei personaggi dei principali scrittori e maestri delle letteratura che vanno da Conrad a Dostoevskij, i precursori di questo genere, passando per Marcel Proust e Virginia Woolf, fino ad arrivare a Georges Simenon, Sandor Marai e Amèlie Nothomb.

L’analisi psicologica, il monologo interiore, il rapporto tra il personaggio e il tempo: questi ed altri concreti elementi di scrittura verranno approfonditi nel corso de “Le Officine del Racconto” del 14 aprile, attraverso i testi dei principali scrittori che hanno utilizzato tematicamente e strutturalmente una nuova forma di romanzo e di narrazione a partire da questo tipo di costruzione del personaggio, protagonista della vicenda.

Questo il programma della giornata del laboratorio dal titolo: “Il romanzo psicologico e la camera dei segreti”

Premessa: storia del romanzo psicologico

Il personaggio: lo spazio della mente e il tempo
I precursori: Charlotte Brontë, Joseph Conrad e Fëdor Dostoevskij
Costruire il conflitto: letteratura e psicologia
Il romanzo moderno: da Marcel Proust al romanzo ‘esistenzialista’ di Albert Camus
I diari: scrittura e psicoanalisi

Testi:

“Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij
“Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust
“Gita al faro” di Virginia Woolf
“Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa
“Lo straniero” di Albert Camus
“L’amante” di Marguerite Duras
“Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese

La costruzione del romanzo psicologico
Il personaggio: il monologo interiore e il flusso di coscienza
Il romanzo di memoria: biografia e storia
Scrivere la biografia intima dei personaggi
La ambientazioni nel romanzo psicologico
I personaggi come ‘casi clinici’

Testi:
“La coscienza di Zeno” di Italo Svevo
“Alexis o il trattato della lotta vana” di Marguerite Yourcenar
“Il gabbiano” di Sandor Marai
“La nausea” di Jean-Paul Sartre

La camera dei segreti
Il ruolo dei segreti nella costruzione di un romanzo (esempi)
I romanzi e le narrazioni sui segreti: tra cinema e letteratura
Come si scrive un giallo: la teoria della suspense
I segreti nella narrativa di James Joyce e Paul Auster

Testi:
“Odissea” di Omero
“La signora Dalloway” di Virginia Woolf
“In caso di disgrazia” di Georges Simenon
“I morti” di James Joyce
“Il racconto di Natale di Auggie Wren” di Paul Auster

Laboratorio di scrittura: la camera dei segreti
Esercitazione

Per informazioni e approfondimenti sulle modalità di partecipazione al laboratorio di scrittura creativa di Roma potete mandare una email a corsidiscritturacreativa@gmail.com oppure telefonare al numero 348 3235264.

Le Officine del Racconto: il corso del 3 marzo a Roma

Lo scorso 3 marzo si è tenuto a Roma, presso la Scuola di Città Giardino, “Orientarsi con le stelle”, un laboratorio di scrittura creativa dedicato al tema del desiderio in letteratura al quale hanno partecipato 18 persone.

La lezione è stata incentrata sulla costruzione della trama a partire dal concetto di desiderio come meccanismo di accensione di una storia e momento di avvio della costruzione del personaggio e della trama. Sono stati presi in considerazione alcuni romanzi nei quali, più fortemente che in altri, sono presenti tali elementi: “Moby Dick” di Hermann Melville, “Lolita” di Vladimir Nabokov, “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij, “Anna Karenina” di Lev Tolstoj e “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.

A questo link è possibile consultare la presentazione della lezione del 3 marzo: Orientarsi con le stelle

Le Officine del Racconto avranno a Roma una scadenza mensile e si occuperanno dei seguenti temi:

  • Aprile: il romanzo psicologico e la camera dei segreti
  • Maggio:  l’arte del racconto
  • Giugno: scrivere le ambientazioni
  • Settembre: come si scrive un giallo
  • Ottobre: scrivere il personaggio e il viaggio dell’eroe
  • Novembre: l’arte della poesia
  • Dicembre: scrivere un film e gli strumenti dello sceneggiatore

Sono previsti, tra l’altro, per tutto il 2012 numerosi seminari gratuiti e convegni in tutta Italia che verranno comunicati a tempo debito.

 

 

 

Diari di scrittura: Marcel Proust

Certi giovani scrittori auspicano un’azione breve con pochi personaggi. Non è la mia concezione del romanzo. Come spiegarvelo? Voi sapete che c’è una geometria piana e una geometria dello spazio. Ebbene, per me il romanzo non è solo fatto di psicologia piana, ma anche di psicologia nel tempo. Questa sostanza invisibile del tempo, ho cercato di isolarla, ma occorreva a tale scopo, che l’esperimento potesse protrarsi. Spero che alla fine del mio libro un certo piccolo fatto sociale senza importanza, un matrimonio tra due persone, che nel primo volume appartengono a due mondi molto diversi, indicherà che è passato del tempo e assumerà quella bellezza che hanno certi tubi di piombo patinati di Versailles, che il tempo ha inguainato in un fodero di smeraldo. E poi, come una città, mentre il treno segue il suo cammino contorto, ci appare ora alla nostra destra, ora alla nostra sinistra, così i diversi aspetti che uno stesso personaggio avrà assunto agli occhi di un altro, al punto di esser diventato quasi tanti personaggi successivi e differenti, daranno – solo con questo mezzo però – la sensazione del tempo trascorso. Tali personaggi si riveleranno più tardi differenti da come sono nel volume attuale, differenti da come li giudicheranno, come accade molto spesso nella vita, del resto.

Sotto questo profilo, il mio libro potrebbe essere una specie di saggio di una serie di “Romanzi dell’Inconscio”; non mi vergognerei affatto di dire di “romanzi bergsoniani”, se ne fossi convinto, perché in tutti i tempi succede che la letteratura cerchi di collegarsi – a posteriori, naturalmente – alla filosofia regnante. Ma non sarebbe esatto, perché la mia opera è dominata dalla distinzione fra la memoria involontaria e la memoria volontaria, distinzione che non soltanto non figura nella filosofia di Bergson, ma è addirittura in contraddizione con essa […]

Già in questo primo volume vedrete questo personaggio che racconta, che dice “Io” (e che non sono io) ritrovare d’un tratto anni, giardini, esseri dimenticati, nel gusto di un sorso di tè in cui ha inzuppato un pezzetto di madeleine. Se mi permetto di ragionare a questo modo sul mio libro è perché non è affatto un’opera di ragionamento, è perché i suoi più piccoli elementi mi sono stati forniti dalla mia sensibilità, perché li ho scorti, dapprima, al fondo di me stesso, senza comprenderli, provando una fatica non minore a convertirli in qualche cosa di intellegibile che se fossero stati estranei al mondo dell’intelligenza quanto – come dire? – un motivo musicale. Mi sembra che pensate si tratti di sottigliezze. Oh, no, vi assicuro, si tratta invece di realtà. Quel che non abbiamo avuto bisogno di chiarire noi stessi, quel che era chiaro prima di noi (per esempio, le idee logiche), non è mai veramente nostro, non sappiamo neppure se è realtà.

Lo stile non è affatto un abbellimento come credono certe persone, non è neppure una questione di tecnica, è – come il colore per i pittori – una qualità della visione, la rivelazione dell’universo particolare che ciascuno di noi vede, e che gli altri non vedono.

Tratto da “Swann spiegato da Proust”, in “Scritti mondani e letterari”.