Raymond Carver: una storia dietro ogni frase

In un saggio intitolato, molto semplicemente, “Scrivere racconti”, Flannery O’Connor parla della scrittura come di una scoperta. O’Connor sostiene che quando si siede a scrivere un racconto, la maggior parte delle volte non ha idea di dove arriverà. Inoltre dice che secondo lei molti altri scrittori non sanno dove andranno a finire quando cominciano qualcosa. Come esempio del modo di mettere insieme un racconto di cui non avrebbe mai indovinato il finale se non quando vi fosse quasi arrivata, usa il suo Brava gente di campagna:

Quando ho cominciato a scrivere quel racconto non sapevo che a un certo punto ci sarebbe stata una laureata con una gamba di legno. Mi sono semplicemente ritrovata una mattina a descrivere due donne che conoscevo un po’ e, prima che me ne rendessi conto, ecco che avevo attribuito a una di loro una figlia con una gamba di legno. Poi ci ho messo pure un venditore ambulante di Bibbie, ma non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto di lui. Non sapevo che avrebbe rubato quella gamba di legno se non dieci o dodici righe prima che lo facesse, ma quando ho scoperto che sarebbe successo proprio questo, ho capito che era inevitabile.

Ricordo che quando lessi questo saggio, anni or sono, fui colpito dal fatto che la O’Connor, o qualsiasi altro scrittore, scrivesse dei racconti in quella maniera: credevo che quello fosse un mio scomodo segreto che mi faceva sentire un po’ a disagio. Pensavo che di sicuro questo modo di comporre un racconto rivelasse qualche mio difetto. Ricordo che leggere quanto lei avesse da dire a questo proposito mi rincuorò molto.

Una volta mi sono messo a scrivere quello che si è rivelato poi un bel racconto, anche se all’inizio mi si era presentata solo la prima frase. Erano già diversi giorni che andavo in giro con queste parole in testa: «Stava passando l’aspirapolvere quando squillò il telefono». Sentivo che dietro quella frase c’era una storia che voleva essere raccontata. Me lo sentivo nelle ossa che insieme a quell’inizio ci doveva andare una storia, bastava che trovassi il tempo per scriverla.

Il tempo lo trovai, un giorno intero – dodici, quindici ore, addirittura – bastava che volessi metterlo a frutto. E così fu, una mattina mi sono seduto e ho scritto la prima frase e subito le altre frasi hanno cominciato ad attaccarsi a quella. Ho composto la storia come avrei composto una poesia; una riga dietro l’altra e poi un’altra e poi un’altra ancora. Dopo un po’ ho incominciato a intravedere la storia e sapevo che quella era la mia storia, proprio quello che avevo voluto scrivere.

Tratto da On Writing, saggio elaborato da Raymond Carver tra il 1981 e il 1983, apparso per la prima volta in Italia sulla rivista “Linea d’ombra” nel 1987 [traduzione di Francesco Durante].

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