Georges Simenon: l’economia della scrittura

Alcune cifre per cominciare. Avviata nel 1931, l’opera narrativa firmata Simenon conterà alla fine settantacinque Maigret e centodiciassette “romanzi duri”, ai quali vanno ad aggiungersi oltre cinquecento racconti, che costituiscono la parte più misconosciuta della sua produzione. A questa l’autore porrà fine agli inizi del 1972. Quarant’anni e centonovantadue romanzi (cui si sommano dodici raccolte di racconti) significano una media di  cinque volumi all’anno. La vena non si è dunque inaridita e il fenomeno “Simenon” non ha mai deluso, continuando ad esercitare tra i commentatori un fascino non sempre scevro da condiscendenza, né dallo scetticismo di una produzione giudicata troppo abbondante per essere di buona qualità.

Tuttavia, per risultare così duratura e regolare, una simile fecondità presuppone al tempo stesso una gestione assolutamente razionale della composizione romanzesca e un particolare investimento psichico.

Per Simenon la stesura di un romanzo passa attraverso quattro tappe obbligate. La prima corrisponde ad una fase di ambientamento che può durare due o tre giorni e che mira, per usare le parole dell’autore a entrare progressivamente in “stato di romanzo”. Concentrandosi e facendo lunghe passeggiate, Simenon comincia a immaginare il personaggio che porrà al centro della propria storia: ne stabilisce il profilo psicologico e sociale, lo colloca in uno scenario, lo inserisce in un ambiente che ne condizionerà il destino, e infine cerca l’evento che determinerà la “crisi” vissuta dal protagonista. Questo periodo di elucubrazione, durante il quale l’autore si mostra poco accessibile, addirittura irritabile, ha come funzione primaria quella di farlo entrare nella “pelle” del personaggio.

Comincia poi la fase preliminare alla redazione che dura solo un giorno o due: Simenon riunisce le informazioni che gli saranno eventualmente necessarie. È questo il momento in cui vengono scelti i nomi dei personaggi, e ha luogo la stesura della famosa “busta gialla”. Secondo una tardiva testimonianza dell’autore, Simenon, lavorando a un nuovo testo, avrebbe utilizzato una busta che aveva sotto mano per indicare un certo numero di indicazioni relativo al romanzo che stava scrivendo. Avrebbe poi preso l’abitudine di preparare sistematicamente i propri romanzi su buste dello stesso tipo, generalmente color terra di Siena e di formato diverso a seconda del periodo. L’autore ci annota una serie di particolari (la cui quantità è assai variabile e tende ad aumentare con il tempo) inerenti al protagonista: elementi sommari di biografia, calcolo dell’età in ciascuna parte del romanzo, descrizione delle persone che lo circondano, elementi di localizzazione, più di rado indicazioni relative allo svolgimento dell’intreccio. La busta gialla svolge così una funzione di sommario che l’autore può consultare in qualunque momento senza dover perdere troppo tempo per verificare un particolare fattuale sfuggitogli di mente.

Ha quindi inizio la redazione vera e propria, che è sottoposta a una rigida disciplina: Simenon si isola nel suo studio ed esige di non essere disturbato per alcuna ragione; scrive al mattino dalle sei e mezzo alle nove circa, componendo un capitolo al giorno. La stesura di un romanzo occupa di conseguenza da un minimo di una settimana (per un Maigret) a un massimo di una decina di giorni per i “romanzi duri” più elaborati.

L’ultima tappa del lavoro è la revisione, che può intervenire subito dopo la redazione o a distanza di parecchie settimane. La rilettura occupa in media quattro o cinque giorni, e la sua durata tende via via e diminuire. Consiste in sostanza in una pulizia stilistica del testo, che l’autore alleggerisce di aggettivi o avverbi superflui, riformulando al tempo stesso alcune espressioni. Mai la struttura del racconto o il susseguirsi degli episodi vengono alterati in questa fase, che per un certo periodo è integrata dalla rilettura di Francoise Doringe, correttrice ufficiale di Simenon, i cui interventi, tuttavia, sono sempre rigidamente sottoposti all’approvazione dell’autore.

Il rituale di scrittura di Simenon risulta, in definitiva, solo un metodo di composizione, utile a comprendere meglio al genesi di un romanzo e le peculiarità del testo finale dato alle stampe. Tale dimensione prativa, tuttavia, non può essere considerata separatamente da quella, drammatica, della stesura e della sua elaborazione. Simenon tende sempre a sottolineare come per lui la redazione di un romanzo non solo rappresenti uno sforzo quasi atletico, ma dia origine altresì a una sofferenza dalle molteplici manifestazione fisiche e psicologiche. Questa immersione nella storia da raccontare si accompagna talvolta a somatizzazioni estreme, come vomito o crisi di singhiozzo. Infine, a stesura ultimata, l’autore si dichiara “svuotato”, privo di energie e come inebetito, completamente “sfibrato” dalla scrittura.

Benoit Denis

L\’artigianato della scrittura

Dall’unità didattica “Scrivere un romanzo” (Corsi di scrittura creativa on line).

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