Elio Vittorini: essere scrittore

Elio Vittorini, scrittore ed intellettuale italiano tra i più influenti del Novecento, ci ha lasciato nella sua autobiografia “Diario in pubblico”, scritto tra l’ottobre del 1929 e il maggio del 1957, saggi e frammenti di uno straordinario romanzo di idee e di militanza culturale. Tra questi, abbiamo voluto isolare un estratto nel quale descrive un ricordo di suo padre.

«Io penso che sia molta umiltà essere scrittore. Lo vedo come fu in mio padre, ch’era maniscalco e scriveva tragedie, e non considerava il suo scrivere tragedie di più del suo ferrare cavalli. Anzi, quando era a ferrare cavalli, mai accettava che gli dicessero: “Non così, ma così. Tu hai sbagliato”. Guardava coi suoi occhi azzurri, e sorrideva o rideva; scuoteva il capo. Ma quando scriveva dava ragione ad ognuno per qualunque cosa.

Ascoltava quello che chiunque gli diceva, e non scuoteva il capo, dava ragione. Era molto umile nel suo scrivere; diceva di prenderlo da tutti; e cercava, per amore del suo scrivere, di essere umile in ogni cosa: prendere da tutti in ogni cosa.

Mia nonna rideva di quello che lui scriveva. “Che sciocchezze!” diceva. E mia madre lo stesso. Rideva di lui per quello che scriveva. Solo io e i miei fratelli non ridevamo. Io lo vedevo che arrossiva; come chinava umilmente il capo; e così imparavo. Una volta, per imparare, scappai di casa con lui. Ogni tanto mio padre faceva questo: scappava di casa a scrivere nelle solitudini. Io lo seguii una volta: camminammo otto giorni nelle campagne di capperi, tra i fiori bianchi delle solitudini, e ci fermavamo sotto un sasso per un po’ d’ombra, lui con gli occhi azzurri che scriveva, io che imparavo, e al ritorno mia madre mi bastonò per me e per lui.

Mio padre, allora, mi domandò perdono per le busse avute a causa sua. Ricordo come fu, io non gli risposi. Potevo dirgli che lo perdonavo? E lui mi disse con terribile voce: “Rispondi! Mi perdoni?”. Pareva lo spettro del padre di Amleto quando vuole vendetta. Non che volesse perdono. Ma io ho imparato, in tal modo, quello che è scrivere (…)».

Elio Vittorini

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Un pensiero su “Elio Vittorini: essere scrittore

  1. Un pezzo molto bello e interessante che dimostra come la scrittura sia una ricerca (vana) dell’essere. Un modo per non perdersi o disperdersi nell’ inesorabile trascorrere del tempo. E sia anche una fuga… non in senso mataforico. Una fuga non per viltà ma anzi per coraggio. Agostino

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