Anton Cechov: io rappresento la vita com’è

«A me pare non tocchi ai narratori risolvere problemi come quelli di Dio, del pessimismo, ecc. Compito del narratore è soltanto descrivere chi, come e in quali circostanze ha parlato o meditato su Dio o sul pessimismo. L’artista non deve essere giudice dei suoi personaggi né di ciò che essi dicono; ma sono testimone spassionato.


Io devo cercare solo di avere talento, cioè di sapere distinguere gli indizi importanti da quelli che non lo sono, mettere a fuoco i personaggi e il loro linguaggio.

Lei mi rimprovera la mia obiettività e la chiama indifferenza al bene e al male, mancanza di ideali, ecc. Lei vorrebbe che, descrivendo dei ladri di cavalli, dicessi ‘Rubare i cavalli è male’. Ma questo è già noto da un pezzo, non c’è bisogno che lo ripeta io, per questo ci sono i giudici, il mio compito è semplicemente di mostrare i ladri come sono.

Io rappresento la vita com’è, punto e basta. Più in là, nessuno mi farà andare, neppure con la frusta.


Che bisogno c’è di scrivere di un tale che sale su un sommergibile  diretto al Polo Nord in cerca di qualche impossibile riconciliazione con il popolo, mentre la sua amata con un urlo lacerante si butta dal campanile? Tutto ciò è solo falsità e nella realtà non succede mai. Bisogna scrivere  semplicemente di come un certo Petr Ivanovic ha sposato Marja Ivanovna. Ecco tutto».

Dall’unità didattica: lo stile dello scrittore (Corsi di scrittura creativa)

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