Paul Eluard: la poesia è contagiosa

“I veri poeti non hanno mai creduto che la vera poesia appartenesse loro in proprio. Sulle labbra degli uomini, la parola non è mai venuta meno; le parole, i canti, le grida si succedono senza fine, s’incrociano, si urtano, si confondono. L’impulso della funzione linguaggio è stato condotto fino all’esagerazione, fino all’esuberanza, fino all’innocenza. Le parole dicono il mondo e le parole dicono l’uomo, quel che l’uomo vede e sente, quel che esiste, quel che è esistito, l’antichità del tempo, il passato e il futuro dell’antichità e dell’attimo, la volontà, l’involontario, il timore e il desiderio di quel che non esiste, di quel che sta per esistere.

Una celebre immagine del poeta francese Paul Eluard

Le parole distruggono, le parole predicono, connesse o sconnesse; inutile negarle. Partecipano tutte all’elaborazione della verità. Gli oggetti, i fatti, le idee che descrivono possono venir meno per mancanza di vigore, ma si può esser certi che saranno subito sostituite da altre che avranno suscitato accidentalmente e che compiranno intera la propria evoluzione.
Abbiamo bisogno di poche parole per esprimere l’essenziale, abbiamo bisogno di tutte le parole per renderlo reale. Contraddizioni e difficoltà contribuiscono al cammino del nostro universo. Gli uomini hanno divorato un dizionario e ciò che nominano esiste.

Il poeta che sta alla posta, come chiunque altro, delle oscure notizie del mondo e dell’inverosimile problema di erbe, di ciottoli, di sudiciume e di splendori che stende sotto i suoi passi, ci darà le delizie del linguaggio più puro, quello dell’uomo della strada o del sapiente come quello della donna, del fanciullo o del folle.

Ascoltiamole senza riflettere e rispondiamo, saremo capiti. Altrimenti non siamo che specchi spezzati e, desiderando rettificare le apparenze, noi poetiamo, ci neghiamo la prima scoperta delle cose, in questo spazio e questo tempo che sono, tuttavia, i nostri.

La vera poesia si trova in compagnia di crude nudità, fra tavole che non son di salvezza, fra lacrime non iridate. Sa che ci sono deserti di sabbia e deserti di fango, impiantiti lucidati a cera, capelli spettinati, mani rugose, vittime fetide, eroi miseri, idioti splendidi, ogni specie di cani, di scope, di fiori tra l’erbe, di fiori sulle tombe. Perché la poesia è nella vita”.

Paul Eluard (1835-1952), pubblicò i primi versi nel 1913 e la prima raccolta di poesia “Le devoir et l’inquietude” nel ’17. Partecipò ai movimenti dadaista e surrealista, collaborando con Breton, Aragon, Max Ernst. Nel 1926 aderì al Partito Comunista francese e durante la guerra operò nella resistenza clandestina. Negli ultimi anni della sua vita, viaggiò molto in Europa, tenendo conferenze e stabilendo contatti culturali con gli intellettuali del suo tempo.

“Sono un uomo in preda agli altri, sono un uomo che vive contro la morte. Lavoro con tutto il corpo e sono una canna pensante. La mia volontà e la mia speranza han costruito un mondo eterno. Sono un uomo sulla terra, col suo ardore e il suo tomento; sono un uomo che comprende. Ho tutti i diritti, ho tutti i doveri. Eccetto quelli che fanno soffrire i miei fratelli”.

Paul Eluard, da “La poesia è contagiosa”, Einaudi, Torino.

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