Elsa Morante: scrivere per ricordare

“Che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare”.
Roma, 23 gennaio 1938, da Diario 1938

Ecco come la scrittrice Elsa Morante, nelle prime pagine del suo capolavoro “Aracoeli”, introduce il tema della storia e il conflitto del protagonista, due elementi basilari nella costruzione di un romanzo. In questo caso il personaggio, un quarantenne omosessuale, non agisce per rimuovere il conflitto, ma lo intensifica andando a ritroso nel suo passato. Tema, conflitto e azione: in pochi paragrafi la Morante ci mostra tutta la sua abilità letteraria.

“A volte – specie in certe solitudini estreme – nei vivi prende a battere una pulsione disperata, che li stimola a cercare i loro morti non solo nel tempo, ma nello spazio. C’è chi li insegue all’indietro nel passato e chi si protende al miraggio di raggiungerli in un futuro ultimo; e c’è chi, non sapendo più dove andare senza di loro, corre i luoghi, su una qualche loro pista possibile.

Un simile richiamo può sopravvenire inaspettato, e accompagnarsi alla medesima smania che assalirebbe un indigente miserabile, il quale – dopo una lunga amnesia – rammentasse di possedere un diamante nascosto. Però lui stesso ormai ne ignora il nascondiglio, ogni segno è scancellato. Né gli serve invocare un qualsiasi indizio valido a recuperarlo; né gli è dato mai più possedere altro bene.

In quest’autunno dubbioso, io da qualche giorno sono tentato a inseguire la mia ragazza Aracoeli in tutte le direzioni dello spazio e del tempo, fuorché una a cui non credo: il futuro. In realtà, nella direzione del mio futuro, io non vedo altro che un binario storto, lungo il quale il solito me stesso, sempre solo e sempre più vecchio, seguita a portarsi su e giù, come un pendolare ubriaco. Fino a quando sopravviene un urto enorme, ogni traffico cessa. E’ il punto estremo del futuro. Una sorta di mezzogiorno accecante, o di mezzanotte cieca, dove non c’è più nessuno, e nemmeno io”.

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