Gli spazi della scrittura: gli altri

“Credo malgrado tutto che ogni persona sia sola, tutto il tempo. Si vive soli. Gli altri ci stanno intorno, ma si vive soli. Ognuno è come imprigionato nella sua testa, e tuttavia noi siamo quello che siamo solo grazie agli altri. Gli altri ci “abitano”.

Per “altri” si deve intendere la cultura, la famiglia, gli amici. A volte possiamo cogliere il mistero dell’altro, penetrarlo, ma è talmente raro! È soprattutto l’amore a permettere un incontro di questo genere.

Circa un anno fa, ho ritrovato un vecchio quaderno dei tempi in cui ero studente. Lì pren­devo appunti, fermavo delle idee. Una citazione mi ha par­ticolarmente impressionato: «Il mondo è nella mia testa. Il mio corpo è nel mondo».

Avevo diciannove anni, e que­sta continua a essere la mia filosofia. I miei libri non sono nient’altro che lo sviluppo di questa constatazione”.

Paul Auster

In questo breve brano tratto da un’intervista allo scrittore americano Paul Auster, ci viene indicato come lo scrivere sia strettamente connesso alla creazione di un mondo nel quale ciò che siamo si (e ci) trasforma, e alla possibilità di scoprire dove si nasconde l’Altro e di stabilire un’alleanza con lui.

 

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