Rasentare il fuoco

Scrivere è come rasentare il fuoco, e non esiste formula per non bruciarsi.

La scrittura non è un atto neutro, perché il risultato, quando si scrive, non è mai rimanere se stessi, ma accettare la scelta di ogni singolo giorno e di raccontare tutta intera la vita, tutta la bellezza, tutto il dolore fuori e dentro la pagina.

Significa rompere il silenzio e mettersi a parlare, creare un luogo di trasformazione che fa di voi stessi un mondo verso cui puntare il senso della vita.

Scrivere è un’alleanza con le cose che non possono parlare, che aspettano sotto l’ombra di essere chiamate ed evocate, prima che il fuoco della vita se le prenda e le ammutolisca.

Siamo invitati a rasentare quel fuoco, a mostrare come bruciano i ricordi e in quante fiamme di vita fanno l’amore gli uomini.

Ogni linfa di fuoco è una nuova opportunità per ampliare il senso del mondo, ogni parola che sgorga da voi serve per definire una nuova direzione e far prendere una nuova strada al fuoco.

Compito di uno scrittore è raccontare le fiamme, in nome di che cosa bruciano, verso cosa si protendono e da che cosa sono state generate.

Per fare questo bisogna guardare il fuoco negli occhi, per poterlo raccontare, per capire e per capirsi.

Perché un mondo fatto di parole può schivare il fuoco, perché un mondo fatto di parole può essere più duro della pietra.

Francesco Izzo

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3 pensieri su “Rasentare il fuoco

  1. Bellissime parole, emozionanti…

    Ilaria

  2. è bellissimo quello che scrivi!

  3. le tue parole sono ugualmente lingue di fuoco é come se ardessero nel cuore di chi legge, come se gli ustionassero le mani.
    Quasi come se l’unica via di fuga al dolore fosse impugnare la penna, sentire il rumore del foglio e il suono del tratto della prima lettera, quindi, scrivere. Ecco, la cura.
    Raccontare forse di quanto si riesca a trovare poetico il silenzio, di quanto a volte si abbia paura di non riuscire a materializzare i pensieri che vanno componendosi facilmente nella mente.
    E’ come se quella fiamma ardesse dentro, come se incitasse alla vita, quasi un’aspettativa, che, talvolta, si ha paura di tradire.
    E allora rimangono cieche le parole, germogliano libere e senza costrizione.
    Vanno formandosi, amandosi, nel più assoluto silenzio, senza temere di essere sfigurate.
    La meraviglia é sentirle scivolare sulla pelle, muoversi dentro, talvolta percorrono tutto il corpo sino ad affacciarsi sugli occhi e ciò che trasmettono, quelle parole, é una visione diversa e più bella del mondo.
    Ma é vero ciò che dici, che solo aiutandole a restare, ad uscire dal muto sentire, solo denudandole, solo donando loro gli occhi, si riesce a farle vivere.
    Grazie

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