Le storie che ci scelgono: Raymond Carver

“Erano già diversi giorni che andavo in giro con queste parole in testa: ‘stava passando l’aspirapolvere quando squillò il telefono’. Sentivo che dietro quella frase c’era una storia che voleva essere raccontata. Me lo sentivo nelle ossa che insieme a quell’inizio ci doveva andare una storia, bastava che trovassi il tempo per scriverla.

Un ritratto di Raymond Carver

Il tempo lo trovai, un giorno intero – dodici, quindici ore, addirittura – bastava che volessi metterlo a frutto. E così fu, una mattina mi sono seduto e ho scritto la prima frase e subito le altre frasi hanno cominciato ad attaccarsi a quella. Ho composto la storia come avrei composto una poesia; una riga dietro l’altra e poi un’altra e poi un’altra ancora. Dopo un po’ ho incominciato a intravedere la storia e sapevo che quella era la ‘mia’ storia, proprio quella che avevo voluto scrivere”.

Raymond Carver

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Un pensiero su “Le storie che ci scelgono: Raymond Carver

  1. Carver, la difficoltà e anche la facilità con cui si diventa scrittori…lasciarsi andare al flusso delle parole. Grand disordine. Ma poi interviene il genio e tutto torna…

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