Lezione sul punto di vista di W. Somerset Maugham

Un breve estratto dal saggio “Come scrivo racconti” del grande scrittore e commediografo inglese W. Somerset Maugham sull’utilizzo del ‘punto di vista’ in prima persona e l’oggettività nella costruzione di una storia:

“La prima persona è solo un trucco per guadagnare verosimiglianza. Con le sue brave controindicazioni. Ad esempio, il lettore stenta a credere che il narratore non sappia già tutto fin dall’inizio, e quando questi lascia parlare qualcun altro, cioè quando riferisce una storia così come gli è stata raccontata, si ha la sensazione che quel poliziotto, o il capitano di quella nave, abbiano un eloquio un po’ troppo sciolto, e al tempo stesso un po’ troppo elaborato. Che bisogna mascherare il più possibile –e quando mascherarli non si può, tanto vale ammetterli apertamente. Il vantaggio della prima persona è che è diretta. Consente allo scrittore di dire solo quello che sa. E se rinuncia all’onniscienza, chi racconta può tranquillamente ammettere di non capire un certo movente, o un certo fatto, conferendo così alla storia una plausibilità che altrimenti le mancherebbe. […]

Un'immagine dello scrittore W. Somerset Maugham nel 1935

Maupassant e Cechov facevano di tutto per sembrare oggettivi, e proprio per questo risultano l’esatto contrario: ripensando a loro, mi sono spesso detto che se un autore non riesce a tenersi fuori da una storia, tanto vale che ci si lasci trascinare dentro. Il rischio è solo che ci creda un po’ troppo, finendo per somigliare a quei logorroici che monopolizzano la conversazione. Come tutte le convenzioni, anche questa va dunque usata con cautela”.

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Scrivere un romanzo: le ambientazioni

Le AMBIENTAZIONI sono una delle tre colonne portanti nella costruzione di una trama, e un elemento che riempie la storia di significato e connotazioni tematiche; tutte le interazioni con i personaggi che ne scaturiscono sono funzionali allo sviluppo della storia.

Gli elementi generali che in un romanzo o in un racconto descrivono lo spazio geografico (lo stato, la regione, la città o il paese) sono determinanti per definire le caratteristiche dei personaggi e la loro collocazione nel flusso degli avvenimenti.

Perciò, la scelta di descrivere una storia che si svolge in determinato luogo, la New York piena di fermenti culturali degli anni Trenta o la Londra multietnica degli anni Novanta, condizionerà le abitudini sociali e i comportamenti dei vostri personaggi perché li collocherà in uno spazio ben preciso del quale bisognerà sempre tener conto.

Questi elementi sono sempre presenti nel corso di tutta la storia, e, a volte, diventano un vero e proprio personaggio della storia stessa. Vediamo come lo scrittore austriaco Robert Musil descrive, in modo molto originale, il ‘luogo’ della sua storia nell’incipit de “L’uomo senza qualità”:

Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isotere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913.

Le automobili sbucavano da vie anguste e profonde nelle secche delle piazze luminose. Il nereggiare dei pedoni disegnava cordoni sfioccati. Nei punti dove più intense linee di velocità intersecavano la loro corsa sparpagliata i cordoni si ingrossavano, poi scorrevano più in fretta e dopo qualche oscillazione riprendevano il ritmo regolare. Centinaia di suoni erano attorcigliati in un groviglio metallico di frastuono da cui ora si sporgevano ora si ritraevano punte acuminati e spigoli taglienti, e limpide note si staccavano e volavano via. A quel frastuono, senza che se ne possano tuttavia descrivere le caratteristiche, chiunque si fosse trovato lì ad occhi chiusi dopo una lunghissima assenza avrebbe capito di essere nella città capitale di Vienna, residenza della Corte. Le città si riconoscono al passo come gli uomini”.

Robert Musil

Descrizione, stile, personaggi, rumori, sensazioni: in questo passo qui c’è tutto per creare una suggestione ambientale che durerà per tutto il romanzo.

“La strada” di Cormac McCarthy


“Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro. Si tolse di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce ma non ce n’era. Nel sogno da cui si era svegliato vagava in una caverna con il bambino che lo guidava tenendolo per mano. Il fascio di luce della torcia danzava sulle pareti umide piene di concrezioni calcaree. Come viandanti di una favola inghiottiti e persi nelle viscere di una bestia di granito”.

Cormac McCarthy, “La strada”

“L’arte di scrivere” di Haruki Murakami

“Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l’esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature. A me non interessava avere tanti amici in carne ed ossa, privilegiavo il bisogno di condurre una vita tranquilla in cui potermi concentrare nella scrittura. Perché per me le relazioni umane veramente importanti, più che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere? Ancor oggi non ho cambiato opinione in proposito. I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro è soltanto concettuale, tuttavia per me quell’invisibile relazione «concettuale» è qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora”.

Haruki Murakami (da “L’arte di correre”)